Comunicato PHM Italia in solidarietà ai migranti in transito e alla rete No Borders

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Come People’s Health Movement Italia, rete di attivist* per la salute, esprimiamo piena solidarietà e sostegno politico ai/alle migranti in transito bloccati alla frontiera italo-francese e agli/alle attivist* della rete internazionale No Borders, soprattutto in merito ai gravi avvenimenti che si stanno verificando in queste ore nel territorio di Ventimiglia.
La visita del ministro dell’Interno Alfano, avvenuta poco più di tre settimane fa, ha contribuito ad inasprire una situazione già intollerabile portando alla chiusura del centro istituito dalla Croce Rossa vicino alla stazione, all’aumento dei controlli di polizia ed alla creazione di una tendopoli situata sotto il ponte della superstrada che corre lungo il fiume Roia. Tendopoli che due giorni fa i/le transitanti sono stati costretti ad abbandonare in seguito all’ordinanza di sgombero emessa dal Sindaco Ioculano adducendo motivazioni di carattere igienico-sanitario senza fornire soluzioni alternative se non l’allontanamento forzato dal confine.
Da allora sono partite le operazioni di rastrellamento e di deportazione dei/delle migranti senza documenti alle quali stiamo assistendo in queste ore, una vera e propria caccia all’uomo per le vie della città militarizzata che rimanda a scenari di un passato inquietante. Unitamente a questo sono stati consegnati numerosi fogli di via ad alcun* attivist* italian* limitando la libertà di movimento non più solo in base alla cittadinanza ma anche in base all’orientamento politico, criminalizzando la solidarietà e facendo passare la lotta dei/delle transitanti come subordinata all’azione di alcun* militanti, svuotandola della sua forza intrinseca, che ha origine nella naturale e spontanea volontà dei/delle migranti di veder riconosciuti i propri diritti.
Come medici e attivist* del PHM riteniamo che la libertà di movimento sia una condizione imprescindibile per l’autodeterminazione e la piena realizzazione del diritto alla salute. Pertanto ci opponiamo con forza alla violazione sistematica di questo diritto nonché alla strumentalizzazione di questioni igienico-sanitarie, usate da parte delle istituzioni e dei media per dipingere un quadro di “pericolosità” per la salute pubblica, in un’ottica che consideriamo fintoumanitaria ma che in realtà occulta come siano le stesse istituzioni a creare tali condizioni con politiche inadeguate.
Che le condizioni igienico-sanitarie di una tendopoli autogestita, posta sotto un ponte di superstrada sulle rive di un fiume tra ciottoli e canneti, siano condizioni precarie difficilmente lo si può negare, esattamente come le azioni repressive e violente che si stanno perpetrando in queste ore non sembrano in nessun modo essere coerenti con la risoluzione degli eventuali problemi sanitari posti in evidenza, essendo piuttosto la conseguenza inevitabile di scelte politiche delle istituzioni italiane ed europee. La retorica igienico-sanitaria ci sembra allora più che altro un “buon” pretesto per legittimare politiche razziste e repressive. Contro queste scelte politiche e contro ogni frontiera ci schieriamo apertamente in sostegno della libertà di movimento e del diritto alla salute per tutt*.
Invitiamo tutti* i/le solidali, come singoli o come collettivi, a sottoscrivere (progettophm@inventati.org) ma sopratutto a diffondere.

Per aggiornamenti:

https://noborders20miglia.noblogs.org/

https://www.facebook.com/Presidio-Permanente-No-Borders-Ventimiglia-782827925168723/? fref=ts

In sostegno a Mondeggi Bene Comune

Date:
7 Dec 2015

Mondeggi è un’esperienza nata a partire da persone che credono che la terra non sia di chi la compra ma di chi la vive e la coltiva.

Da giugno 2014 una rete di produttori, contadini, studenti e semplici cittadini hanno iniziato a difendere il territorio di Mondeggi dalla vendita a privati.

La difesa e la custodia dei territori di Mondeggi hanno portato alla nascita di una nuova comunità aperta dove i principi cardine sono quelli di autodeterminazione alimentare, agricoltura contadina e ricostruzione del tessuto sociale circostante grazie a un costante scambio di esperienze, conoscenze e nuove tecniche tra chi “vive” il territorio. Questo ha permesso una partecipazione attiva di chi attraversa la comunità, all’interno della quale ogni partecipante attraversa l’esperienza seguendo le sue possibilità, i suoi desideri al di fuori di una logica di obblighi e doveri; a Mondeggi le pratiche centrali sono scambio di saperi, costruzione, custodia e condivisone della terra e del territorio al di fuori delle logiche neoliberiste che governano la nostra quotidianità.

Come People’s Healt Movement, in Italia rappresentato da un Gruppo Permanentemente Aperto composto da attivisti per la salute abbiamo avuto modo di conoscere la comunità di Mondeggi per apprendere e intrecciare conoscenze e pratiche in un ottica di uno scambio e riflessione su cosa sia la salute in una comunità, su come questa si costruisca basandosi su un altro tipo di sapere e apprendimento che esulano dal sapere medico iperspecialistico, appannaggio principalmente della classe medica.

Da una nostra intervista fatta a ragazze e ragazzi di Mondeggi, tra le altre cose, è emerso che: “[…] benessere, però in comunità, cioè è un modo per dare…si ragiona comunque ad avere degli sviluppi buoni nelle cose, a darsi dei sostegni reciproci tra le persone, quindi ci sono anche tanti litigi ma sono fatti di maturazione delle idee. [cit.]

Noi riteniamo che questo “benessere” legato alla riappropriazione della terra, alla sovranità alimentare, all’occupazione abitativa come modo per costruire relazioni in un determinato territorio, bisogni legittimi ma non legali, che al giorno d’oggi bisogna ricercare al di fuori delle “logiche del sistema”, siano salutari.

Per questi motivi e per molto altro come lo scambio di saperi basati sulla cultura contadina, le pratiche di inclusione, di custodia della Terra concepita come bene comune per la comuntà, Mondeggi è un esempio concreto di produzione di saperi e pratiche volte alla promozione attiva di salute nella comunità. In seguito ai recenti attacchi della CIA e delle istituzioni, esprimiamo solidarietà e sosteniamo il progetto Mondeggi Bene Comune Fattoria Senza Padroni perché anche la terra libera da padroni è SALUTE!

La partecipazione comunitaria per la riappropriazione del diritto alla salute

Date:
21 Sep 2015

Pubblicato su saluteinternazionale.info il 21.09.2015

 

In che misura i movimenti sociali influenzano la salute delle popolazioni? Se n’è discusso a Bologna lo scorso aprile ripercorrendo le esperienze della medicina critica degli anni Sessanta e Settanta. Attraverso le narrazioni, si sono messi in evidenza i punti di forza del movimento e i suoi principali limiti, con una particolare attenzione alle cause che rendono oggi poco o per nulla rintracciabili nella formazione universitaria, nei servizi pubblici, come anche nel sentire comune, i saperi e le pratiche creatisi allora.

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“La cosa triste dei precursori è che di solito sono scomparsi quando ciò che hanno detto diventa attuale e si vorrebbe parlarne con loro”

G. Bert

 

Il 18 e il 19 Aprile si è tenuto a Bologna, presso gli spazi del centro sociale Làbas Occupato, un incontro nazionale dal titolo “Salute e Movimenti, 1978 – 2015”.

L’incontro è nato dall’esigenza di ricostruire saperi e pratiche relativi alla salute, attraverso uno sguardo storico rivolto alle esperienze della medicina critica[1,2] degli anni Sessanta e Settanta e una maggiore consapevolezza politica del contesto in cui queste esperienze sono nate e si sono, in parte, istituzionalizzate[3,4]. Si è cercata quindi l’opportunità di riappropriarsi di un percorso che ha segnato passaggi cruciali nell’evoluzione del Sistema Sanitario Nazionale italiano, portando con sé istanze profondamente trasformative del sapere medico[5,6,7].

La necessità di iniziare questa riflessione è nata all’interno della Rete Italiana per l’Insegnamento della Salute Globale (RIISG) ed è successivamente divenuta parte di un progetto di ricerca-azione partecipata su salute e movimenti sociali, realizzato in ambito internazionale dal People’s Health Movement (PHM)[8].

Sia la RIISG che il PHM si caratterizzano per l’attenzione prioritaria data alle dinamiche relazionali, infatti entrambe le esperienze si avvalgono e sperimentano metodologie di form-azione in cui si costruiscono contesti di apprendimento e di partecipazione. La scelta metodologica è stata, dunque, non meno pensata di quella contenutistica e con essa coerente.

Vanno in questa direzione anche il tentativo fatto di rendere accessibile l’iniziativa mediante strumenti di autofinanziamento e redistribuzione, e la messa in campo di risorse che contribuiscano a sostenere processi coerenti con le finalità per le quali ci si attiva (per esempio, pasti a prezzo autogestito preparati con ingredienti dei mercati contadini locali).

Per quanto riguarda i contenuti, la due giorni si è articolata creando momenti di narrazione delle esperienze, principalmente del passato, e momenti di riflessione condivisa e partecipata in piccoli gruppi di lavoro. Per entrambi sono state cercate e messe in atto metodologie[9]che favorissero l’orizzontalità e la possibilità di coinvolgimento di tutte le partecipanti, tentando di facilitare la comunicazione tra chi, forte di un’esperienza maturata in decenni di pratiche, si sarebbe trovata a conversare con chi invece si trovava all’inizio del proprio percorso, e creare uno spazio di discussione comune anziché una dinamica unidirezionale. Non vi è stato alcun momento di esposizione frontale. Oltre a chi ha nutrito la medicina critica in Italia a partire dalla seconda metà del secolo scorso, hanno partecipato all’incontro diverse figure che operano professionalmente nell’ambito della cura, attiviste e militanti di movimenti che in maniera più o meno diretta sono coinvolte nelle riflessioni e nelle pratiche riguardanti la salute, studentesse, ma anche tutte le persone interessate alle tematiche trattate e alle modalità utilizzate. Una lista sintetica delle presenze principali – complessivamente un centinaio – è consultabile in calce.

Per iniziare le riflessioni si è partiti da alcune domande, cercando di rintracciare prima di tutto le esperienze personali relative alla medicina critica, mettendole in dialogo tra loro e generando così una narrazione collettiva, eterogenea e ricca di differenze. Si è voluto esplorare le motivazioni e i percorsi personali che avevano portato ciascuna a far parte del movimento oggi identificato come medicina critica. Inoltre, attraverso le narrazioni, si sono messi in evidenza i punti di forza del movimento e i suoi principali limiti, con una particolare attenzione alle cause che rendono oggi poco o per nulla rintracciabili nella formazione universitaria, nei servizi pubblici, come anche nel sentire comune, i saperi e le pratiche creatisi allora.

Un’ampia parte della discussione è stata poi dedicata alla condivisione di diverse esperienze che oggi risignificano il concetto di salute e ne ridiscutono le pratiche, inoltre è emerso il desiderio di realizzare ulteriori spazi di sperimentazione che permettano alle nuove esperienze di partecipazione nel campo della salute di autodeterminarsi[10,11]. Nella parte dei lavori autogestita dalle partecipanti, con la modalità dell’Open Space Technology, le tematiche affrontate hanno riguardato diversi piani della salute (formazione medica[12], autogestione della salute, welfare, epigenetica e biopolitica[13], salute e mercato[14], salute e ambiente, partecipazione comunitaria, attivismo fuori/dentro le istituzioni…), i quali sono stati scomposti e ricomposti più volte. Il confronto tra chi ha vissuto quegli anni di profondo cambiamento sociale e chi sente forte, oggi, questa esigenza trasformativa rispetto al sapere medico, alla formazione in medicina e alle politiche in salute, dà la spinta per credere che si possano sperimentare diversi approcci di partecipazione comunitaria per la riappropriazione del diritto alla salute.

L’incontro ha favorito uno scambio di esperienze e una conoscenza reciproca tra le realtà che hanno partecipato e ognuna di queste ha cercato di contribuire con le proprie peculiarità per arricchire la trama della rete che si è iniziato a costruire. Il limite del tempo a disposizione, l’esigenza di ascoltare dalle esperienze passate e forse una certa esitazione nel raccontarsi da parte di chi ha negli anni più recenti intrapreso percorsi trasformativi della società, hanno fatto sì che non emergessero in tutta la loro potenza le sfide che vengono affrontate tutti i giorni, gli ostacoli del nostro tempo, le plurime modalità con le quali ci si re-inventa oggi e si prova a creare spazi di vivibilità per tutte. Anche per questo, è emerso il bisogno di continuare a incrociare gli sguardi tra realtà che, in maniera a volte non del tutto consapevole, sperimentano pratiche di salute quotidiane. Questa necessità di mettersi in rete e continuare il confronto è stata così forte che si è già cominciato a immaginare prossimi momenti di incontro in cui raccontarsi, contaminarsi e costruire insieme gli strumenti per trasformare le idee in pratiche nuove, spostarsi sempre più dal piano della teorizzazione a quello della fattività.

Al fine di aumentare l’eterogeneità e l’inclusività di questi momenti, si è avviata anche una riflessione sulle circostanze che davano alle partecipanti il “privilegio” di essere lì, rispetto alle persone che è più difficile raggiungere o che il più delle volte rimangono escluse da questi spazi. Poiché la possibilità di partecipare non può e non deve essere un privilegio, si vuole dare vita a un processo che sia il più inclusivo possibile, che sia potenzialmente accessibile a tutte.

Per facilitare la comunicazione e continuare il percorso iniziato è stata creata una mailing-list: si invita chiunque sia interessata ad iscriversi inviando una mail all’indirizzo progettophm@inventati.org.

 

Consapevoli delle relazioni di potere che la lingua incarna e riproduce, abbiamo scelto di utilizzare una forma femminile inclusiva anche del maschile. Concettualmente intendiamo includere anche tutt* le soggettività che non vengono rappresentate, formalmente, nella lingua italiana, dall’utilizzo del solo femminile.

Non vuole pertanto essere un linguaggio escludente, solo un tentativo di ospitare, per il tempo e lo spazio di un articolo, un altro linguaggio e, con esso, un altro messaggio.

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Giulia Bonanno, Elisa Cennamo, Antonella Torchiaro, GRUP-PA

 

Persone invitate per portare testimonianze del periodo della ‘medicina critica’:

Antonio Faggioli, Bologna

Augusta Nicoli, Agenzia Sociale e Sanitaria dell’Emilia Romagna

Bianca Maria Carlozzo, Bologna

Bruna Bellotti, Medicina Democratica e Diritti Senza Barriere, Bologna

Carlo Romagnoli, ISDE Associazione Medici per l’Ambiente, Perugia

Edoardo Turi, ASL RME, Roma

Giorgio Bert, Slow Medicine, Torino

Maria Grazia Giannichedda, Fondazione Basaglia

Maurizio Bergamaschi, Università di Bologna

Nicola Valentino, Cooperativa Sensibili alle Foglie

Raffaele Spiga, Bologna

Silvana Quadrino, Slow Medicine, Torino

Stefano Palmisano, Salute Pubblica, Brindisi

 

Gruppi, associazioni e movimenti attuali:

AltroVerso, Genova Centro di Salute Internazionale (Bologna) Centro Sperimentale per la Promozione della Salute e l’Educazione Sanitaria (Perugia) Consultoria Queer (Bologna) Diritti Senza Barriere (Bologna) Fuxia Block (Padova) Gruppo Prometeo (Bologna) ISDE Associazione Medici per l’Ambiente Medici Senza Camice (Roma) Medicina Democratica Presidio Salute Solidale (Napoli) Primule Rosse (Padova) Rete Sostenibilità e Salute Salute Pubblica (Brindisi) Segretariato Italiano Studenti di Medicina (SISM) Slow Medicine Spazio Nuovo (Roma)

 

Bibliografia e Note

1. Carrino L. Medicina Critica in Italia. Messina-Firenze: Casa Editrice G. D’Anna, 1977

2. Bodini C. Il personale (medico) è politico. Salute globale e processi trasformativi in Italia. Tesi di specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva. Alma Mater Studiorum, Università di Bologna, Anno Accademico 2012/2013

3. Riccio M, Rinaldi A. Salute e movimenti 1978-2015. Saluteinternazionale.info, 30.03.2015

4. Basaglia F, Basaglia Ongaro F. Crimini di pace – Ricerche sugli intellettuali e sui tecnici come addetti all’oppressione. Torino: Giulio Einaudi Editore, 1975

5. Maccacaro GA. Una facoltà di medicina capovolta. Intervista pubblicata su Tempo Medico, novembre 1971, ristampata in G.A. Maccacaro, Per una medicina da rinnovare, Scritti 1966-1976. Milano: Feltrinelli, 1979

6. Basaglia Ongaro F. Salute/malattia. Le parole della medicina. Torino: Einaudi, 1982

7. Bert G. Il medico immaginario e il malato per forza. Milano: Feltrinelli, 1974

8. Il progetto è portato avanti in Italia da una rete nazionale di attiviste e attivisti, formata da operatrici e operatori della salute, antropologhe, studenti e studentesse, ricercatrici e ricercatori provenienti da vari ambiti. La ricerca-azione punta a indagare e a rafforzare le pratiche, le strategie e i principi con cui i movimenti sociali agiscono per la salute delle popolazioni, con l’obiettivo di contribuire al rafforzamento di un movimento nazionale per la giustizia sociale e il diritto alla salute. Oltre che sui contenuti, si è deciso di portare contemporaneamente avanti una riflessione sul metodo della ricerca e dell’azione sociale, e sulle implicazioni personali di chi vi è coinvolto. Il progetto rappresenta un’occasione per costruire legami e condividere esperienze con diverse realtà sociali. In tal senso, il gruppo coinvolto nella ricerca si è definito fin da subito aperto a contributi e stimoli esterni e con la volontà di accogliere competenze e figure diverse tra loro; per questa ragione ha scelto il nome di Grup-pa (Gruppo Permanentemente Aperto).

9. La prima, denominata Fish Bowl, è stata utilizzata per facilitare il momento di confronto con le esperienze passate. Si utilizza una particolare distribuzione spaziale, in cui le partecipanti si dispongono in cerchi concentrici. Le regole sono due: 1) per prendere la parola è necessario trovarsi nel cerchio interno; 2) bisogna sempre fare in modo che una sedia di questo cerchio rimanga vuota per consentire a chiunque voglia inserirsi nella discussione di intervenire in qualsiasi momento. La seconda, detta Open Space Technology, prevede che ci si suddivida in gruppi di lavoro, i quali vengono formati sulla base di argomenti proposti dalle partecipanti. Ciascuna sceglie l’argomento che le è più affine tra quelli proposti senza far caso alla disparità numerica tra i diversi gruppi ed è consentito spostarsi in qualsiasi momento tra un gruppo e l’altro.

10. Nasce la Queersultoria – Spazio di autodeterminazione e desiderio. Fuxiablock.org

11. Demurtas PM. Università popolare della salute. Saluteinternazionale.info 27.05.2015

12. Per la RIISG: Bodini C, Civitelli G, Fabbri A, Lorusso A, Maranini N, Parisotto M, Rinaldi A. Ripensare la formazione dei professionisti sanitari. Stimoli, contributi, esperienze Saluteinternazionale.info, 19. 02.2014

13. Romagnoli C. Epigenetica e biopolitica. Euronomade.info

14. Stefanini A. Salute e mercato. Una prospettiva dal Sud al Nord del pianeta. Bologna: E.M.I., 1997

Salute e Movimenti, 1978-2015: recuperare la memoria storica per guardare al futuro

Pubblicato su saluteinternazionale.info il 30.03.2015

Rileggere le attività e le riflessioni sulla Salute Globale guardando al passato ha permesso di recuperare una memoria storica estromessa dalla riflessione attuale sulla formazione e le politiche in salute e, allo stesso tempo, di guardare al futuro sviluppando nel presente nuove pratiche e riflessioni. Se ne discuterà a Bologna il 18 e 19 aprile.

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Il 18 e il 19 aprile si terrà a Bologna un incontro nazionale durante il quale persone provenienti da diversi ambiti della società civile proveranno a condividere pratiche e saperi sul rapporto tra le forme di welfare istituzionale (servizi) e le esperienze di autorganizzazione nel campo della salute a partire da una ricostruzione storica della medicina critica in Italia.

L’idea di organizzare questo tipo di evento è emersa all’interno di un percorso di riflessione nato nella Rete Italiana Insegnamento Salute Globale (RIISG) più di un anno fa. In questo ultimo periodo è divenuto sempre più evidente che per la RIISG fare formazione in Salute Globale (SG) non voglia dire solo integrare i curricula universitari con tematiche specifiche, ma introdurre un modo diverso di pensare e agire la salute all’interno della società. Per questo, il lavoro della rete, partito da riflessioni attinenti alla sola formazione medica in SG, ha riconosciuto la necessità di non limitare la sua riflessione ad un solo ambito disciplinare (la salute globale) e professionale (le studentesse e gli studenti in medicina) ma di prendere in considerazione nel loro complesso i processi formativi di tutte quelle figure professionali che – a vario titolo – concorrono alla promozione e alla tutela della salute.

Per ripensare la formazione dei professionisti e delle professioniste della salute la RIISG ha iniziato un percorso di approfondimento che l’ha portata a rivedere le riflessioni inerenti la SG con una prospettiva storica. Questo processo ha reso possibile la ri-scoperta di un movimento di rinnovamento, di trasformazione qualitativa, del tradizionale sapere medico, che si è manifestato in Europa nel secondo dopoguerra, investendo in primo luogo le istituzioni psichiatriche ed estendendosi successivamente, molto più di recente, ad altri campi del lavoro sanitario[1].

Il movimento di medicina critica si caratterizzò per alcune riflessioni che misero fortemente in discussione i fondamenti epistemologici del sapere e del potere medico e delle sue forme di istituzionalizzazione, quali la critica al ruolo del medico come mero “tecnico”, alla neutralità della scienza, alla funzione di controllo sociale svolta dalle istituzioni mediche (ospedale e manicomio in primis) e alla società capitalistica come primaria generatrice di disuguaglianze e ingiustizie sociali(a).

Tali critiche trovarono negli anni ’60 e ’70 un’espressione pratica in diversi contesti sociali, comunitari e istituzionali, nella convinzione che fosse possibile fare politica non solo all’interno di un partito ma nel vivo del proprio lavoro, trasformando giorno per giorno la realtà repressiva imposta. Molte furono le esperienze, dentro e fuori le istituzioni, che presero vita in quegli anni in tutta Italia, nel tentativo di costruire reti di assistenza, politicamente posizionate e socialmente responsabili, orientate alla promozione della salute nella comunità, in forma orizzontale e collettiva.

Nel campo della medicina del lavoro e della salute pubblica pensiamo alle esperienze di lotta contro la nocività del lavoro in fabbrica. In psichiatria sono note le esperienze di lotta antimanicomiale che portarono nel corso degli anni ’80 alla deistituzionalizzazione degli ospedali psichiatrci in molte città italiane, a partire da quello di Trieste nel 1977. Il lavoro per la costruzione di strutture sanitarie di base e di collettivi sanitari nei quartieri urbani, prima dell’istituzione delle Unità Sanitarie Locali (USL)(b), si caratterizzò per esperienze uniche in termini di coinvolgimento della popolazione e analisi partecipata dei bisogni, come quella del Centro di Medicina Sociale di Giugliano(c). Pensiamo, inoltre, ai consultori e ai centri di salute per le donne autogestiti, agli asili nido nelle fabbriche e alle cliniche per l’aborto “illegali” che nacquero dalle pratiche del femminismo radicale degli anni Settanta. Questi permisero alle donne una riappropriazione del corpo nello spazio della cura al di fuori dei ruoli di moglie e di madre prodotti dal modello sessista dominante.

Rileggere quindi le attività e le riflessioni della RIISG sulla SG guardando al passato ha permesso di recuperare una memoria storica estromessa dalla riflessione attuale sulla formazione e le politiche in salute e, allo stesso tempo, di guardare al futuro sviluppando nel presente nuove pratiche e riflessioni. Infatti, molte delle questioni politiche e dei contenuti critici che oggi vengono rivendicati da esperienze di autorganizzazione e collettivi nel campo della salute (intesa in senso ampio come azione sui determinanti sociali) erano fortemente presenti nei movimenti di medicina critica e antipsichiatria degli anni Sessanta e Settanta.

Nei circa trent’anni che sono intercorsi dalla loro istituzionalizzazione in leggi(d) e dal processo di costituzione del Sistema Sanitario Nazionale(e), tali sperimentazioni pratiche si sono però svuotate nel tempo del loro potenziale rivendicativo e trasformativo, e, contemporaneamente, sono state assorbite all’interno di un sistema di politiche sociali caratterizzato dalla liberalizzazione e privatizzazione dei servizi di assistenza di base.

Questo percorso di ricerca di senso interno alla RIISG non si iscrive solamente in una prospettiva storica ma anche geografica. Questa riflessione è infatti divenuta parte di una ricerca-azione internazionale coordinata dal People’s Health Movement (rete di reti globale per il diritto alla salute, organizzata dal basso in ‘circoli Paese’ presenti in circa ottanta nazioni e dotata di strutture leggere di coordinamento a livello globale).

La ricerca vuole indagare l’impatto che i movimenti sociali hanno sulla salute delle popolazioni: con quali pratiche, strategie e principi essi agiscono per la promozione della salute dei popoli?

Questo progetto rappresenta un’occasione per costruire legami e condividere esperienze con diverse realtà sociali che solo apparentemente sembrano non occuparsi di salute ma che in realtà, secondo l’approccio fondato sulla teoria dei determinanti sociali della salute[2], svolgono un ruolo di primaria importanza in tal senso.

Parte del gruppo italiano di ricerca condivide il percorso fin qui svolto dalla RIISG e descritto sopra e per questo motivo i due processi di riflessione e ricerca hanno trovato una convergenza naturale nell’organizzazione dell’evento di aprile.

Il gruppo che sta conducendo la ricerca è formato da medici, antropologhe, studenti e studentesse, ricercatrici che operano a livello nazionale. Fin dal momento della sua fondazione esso si è definito aperto a contributi e stimoli esterni e con la volontà di accogliere competenze e figure professionali diverse tra loro. Oltre che sui contenuti, il gruppo ha deciso di portare contemporaneamente avanti una riflessione sul metodo della ricerca e le implicazioni personali di chi in essa è coinvolto, cercando di rispondere ad alcune domande. La ricerca-azione può essere uno strumento per la costruzione dei movimenti? Se si, chi è colui o colei che fa la ricerca? Un attivista, un ricercatore o entrambi? E in tal senso è possibile scindere la ricerca da una forma di attivismo? In che modo il coinvolgimento personale nella ricerca può influenzare il metodo di ricerca? E, infine, il coinvolgimento personale politico e (spirituale?) nella ricerca e nell’azione può essere considerato una scelta metodologica?

Durante i giorni dell’evento si proverà a iniziare un confronto aperto sui saperi e le pratiche relativi alla salute coinvolgendo: persone che hanno attraversato e animato le riflessioni riguardanti la medicina critica in Italia (alle quali verrà chiesto di guardare alla situazione attuale a partire dalla loro esperienza “storica”), tutte quelle figure professionali coinvolte nel campo della salute e dell’assistenza socio-sanitaria e militanti e attivisti/e in esperienze di autorganizzazione nel campo della salute.

L’organizzazione dell’incontro non sarà rivolta solo alla condivisione di contenuti ma anche alla loro modalità di costruzione. Per questo motivo, obiettivo principale dell’evento è favorire la costruzione di un contesto in cui le persone possano prendersi reciprocamente cura le une delle altre attraverso l’incontro e il dialogo. In tal senso le attività proposte cercheranno di essere il più possibile rispettose dei presenti e favorenti il coinvolgimento dei singoli. Si cercherà di proporre e costruire un nuovo modo di lavorare e stare insieme di cui tanto si riscontra la necessità all’interno delle istituzioni e della società. Il fine è quello di concorrere a co-costruire un passaggio da una cultura egocentrica e individualistica ad una sociocentrica. Questo passaggio richiede uno spostamento da un modo di pensare astratto e analitico a uno di carattere più contestuale, olistico e sintetico grazie al quale le persone all’interno di un gruppo o di una comunità possono costruire relazioni nelle quali diventare consapevoli dell’intera ecologia della quale sono parte e che concorrono a creare.

Per partecipare all’evento, che si terrà a Bologna, è necessario scrivere all’indirizzo mail medicisenzacamice@gmail.com. La partecipazione è gratuita e la scadenza per le iscrizioni è stata fissata per l’8 Aprile 2015.

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Martina Riccio, Centro Studi e Ricerche in Salute Internazionale e Interculturale, Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche (DIMEC) Università di Bologna

Alessandro Rinaldi, Specializzando in Igiene e Medicina Preventiva, Sapienza Università di Roma. E membro del gruppo Medici Senza Camice

 

Bibliografia

1. Carrino L. Medicina Critica in Italia. Messina-Firenze: Casa Editrice G. D’Anna, 1977.

2. Commission on Social Determinants of Health. A Conceptual Framework for Action on the Social Determinants of Health. Discussion Paper (Final Draft), April 2007.

Note

a) Innanzitutto veniva criticato il ruolo del medico come mero “tecnico”, riproduttore di un sapere oggettivo sul corpo, mettendo in luce come nel processo di crescente tecnicizzazione e specializzazione della medicina vi era piuttosto l’intento di occultare il ruolo politico del medico, che spesso prende la forma di “controllore sociale”. La “scienza”, lungi dall’essere un sapere neutrale, veniva vista come il prodotto della classe sociale borghese, e, inevitabilmente, non poteva che (ri)produrre conoscenze a sostegno dei privilegi economici e politici di quella classe. Le istituzioni mediche, come l’ospedale e il manicomio (ma anche la stessa università in cui i medici vengono formati), venivano considerate “istituzioni totali” il cui principale mandato era il disciplinamento del corpo/soggetto. All’interno di questi spazi nessuna “cura” è possibile, poiché le relazioni gerarchiche e di controllo su cui sono strutturati, contribuiscono alla condizione di sofferenza e malattia della persona.

b) Le USL sono state istituite, assieme al Servizio Sanitario Nazionale, con la L. 23/12/1978 n. 833.

c) Il Centro di Medicina Sociale è stato in funzione nell’arco di dieci anni, dal 1975 al 1985 circa. In seguito al forte terremoto che colpì Giugliano nel 1980, numerose furono le difficoltà per il proseguimento delle attività del Centro.

d) In particolare il riferimento è alle note Leggi 180 e 194 del Maggio 1978: la “Legge Basaglia” sulla chiusura dei manicomi e quella sull’Interruzione Volontaria di Gravidanza (IVG).

e) Tale processo prende avvio nel 1958 con la costituzione del Ministero della Sanità e culmina nella Legge 833 del 23 dicembre 1978 con la soppressione del sistema mutualistico e l’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale (SSN).

Il Teatro Valle Bene Comune è salutare! Un’esperienza sociale sperimentale di promozione della salute e del benessere di una comunità.

Comunicato del 10 Agosto 2014

Il Teatro Valle Occupato è un corpo utopico collettivo. Lotta per la diffusione del pensiero critico, il reddito di cittadinanza, il diritto alla vita degna e l’accesso ai saperi per tutti.

Il 14 giugno 2011 lavoratrici e lavoratori dello spettacolo, artisti, tecnici, autori, operatori hanno occupato il Teatro Valle per protestare contro i tagli alla cultura e impedire la privatizzazione del teatro. Da subito il teatro riaperto si è trasformato in agorà, una piazza sociale e un laboratorio politico per la cittadinanza attiva. In Europa è simbolo della rinascita culturale del nostro paese.

Il Teatro Valle Occupato sogna, inventa, sperimenta. Crea spazio per nuove relazioni, nuovi linguaggi, nuovi immaginari. Vive, respira, fa errori. 24 ore al giorno, tutti i giorni.

Il principio ispiratore è l’autogoverno: un teatro ideato da chi la cultura la produce e la ama. Teatro, cinema, danza contemporanea, drammaturgie, scritture sceniche, arte visive: un modello per trasformare il sistema culturale italiano.

Il Teatro Valle Occupato mette in pratica economie alternative basate sulla cooperazione, l’equità e l’auto-organizzazione del lavoro.

Il Teatro Valle Occupato pensa e agisce dentro le politiche dei beni comuni. Lo strumento giuridico che è stato scelto è quello della Fondazione Teatro Valle Bene Comune, primo esperimento in Italia, il cui Statuto è stato scritto attraverso un processo aperto e costituente, emendato online e in assemblee pubbliche. La Fondazione Teatro Valle Bene Comune, riconosciuta dal Notaio, più di 5500 soci fondatori e un capitale sociale raccolto attraverso l’azionariato diffuso.

A febbraio 2014 il Prefetto di Roma ha negato il riconoscimento. Il sindaco Marino a giugno ha accennato a un possibile sgombero come “soluzione finale”.

La rivolta culturale non si ferma!

Con queste parole i promotori di questi tre anni d’esperienza stra-ordinaria si raccontano all’inizio del loro blog su Il Fatto Quotidiano, blog aperto in questi giorni in cui, per volere esterno, si decide/rà il destino di tutta questa esperienza.

Come Medici Senza Camice, gruppo di attivisti della salute, scegliamo di sostenere e affiancare la lotta e le istanze della Fondazione Teatro Valle Bene Comune in quanto crediamo fermamente che questo processo dal basso iniziato tre anni fa sia, fra le altre cose, un esempio concreto di sperimentazione della promozione della salute di una comunità, creandone e coltivandone di fatto il benessere.

Oltre al valore artistico e culturale in sè, l’innesco di partecipazione messo in atto al Valle in questi anni ha valore anche per l’innovazione sull’utilizzo degli spazi, sui percorsi formativi, sulle modalità delle politiche culturali scelte, partecipate e pubbliche. Il valore di tutto questo è stato riconosciuto da molti in Italia come all’estero. 1

In questo comunicato proviamo a guardare all’esperienza di questi anni del Valle come ad un’esperienza sociale di promozione e tutela della salute, vorremmo infatti ampliare la narrazione di questo processo valorizzandone anche questa funzione, sinora taciuta: questo Valle è stato – ed è tantissimo in questi giorni – una palestra collettiva di empowerment di cittadinanza e comunità.

Il Valle con le sue pratiche ha scelto di riformulare i rapporti relazionali tra un’espressione immateriale della vitalità umana come l’arte, la cultura e la cittadinanza, riabitando in una modalità altra un luogo storico, pubblico e prezioso come il Teatro Valle. L’occupazione ha innescanto un vortice di partecipazione popolare sostanziale in cui i processi si co-costruiscono, riempiendosi di significati dinamici, di identità multiple che coesistono e si reinventano sulla base dei bisogni di chi vi partecipa.

I tre anni gestiti come Teatro Valle Bene Comune a ben guardare incarnano i principi strategici dei processi che promuovono la salute in accordo con la WHO – Carta di Ottawa 1986. Leggiamo l’esperienza del Valle riconoscendogli di aver realizzato e reso vive queste parole scritte nella Carta:

“La salute è un concetto positivo che valorizza le risorse personali e sociali, come pure le capacità fisiche. Quindi la promozione della salute non è una responsabilità esclusiva del settore sanitario, ma va al di là degli stili di vita e punta al benessere. Le nostre società sono complesse e interdipendenti, e non è possibile separare la salute dagli altri obiettivi. Gli inestricabili legami che esistono tra le persone e il loro ambiente costituiscono la base per un approccio socio-ecologico alla salute. Il principio guida globale per il mondo, e allo stesso modo per le nazioni, le regioni e le comunità, è la necessità di incoraggiare il sostegno e la tutela reciproci: prendersi cura gli uni degli altri, delle nostre comunità [..] I cambiamenti dei modelli di vita, di lavoro e del tempo libero hanno un importante impatto sulla salute. Il lavoro e il tempo libero dovrebbero esser una fonte di salute per le persone. Il modo in cui la società organizza il lavoro dovrebbe contribuire a creare una società sana. La promozione della salute genera condizioni di vita e di lavoro che sono sicure, stimolanti, soddisfacenti e piacevoli. E’ essenziale che venga svolta una sistematica valutazione dell’impatto che può avere sulla salute un ambiente in rapida trasformazione, con particolare riguardo alla tecnologia, al lavoro, alla produzione di energia e all’urbanizzazione: tale valutazione deve essere seguita da azioni che garantiscano benefici alla salute delle persone. […] La salute è creata e vissuta dalle persone all’interno degli ambienti organizzativi della vita quotidiana: dove si studia, si lavora, si gioca e si ama. La salute è creata prendendosi cura di se stessi e degli altri, essendo capaci di prendere decisioni e di avere il controllo sulle diverse circostanze della vita, garantendo che la società in cui uno vive sia in grado di creare le condizioni che permettono a tutti i suoi membri di raggiungere questa idea della salute.”2

Il Valle in questi tre anni ha fatto (anche) questo in maniera alta, creando una comunità sempre più grande e importante, con molteplici reti sociali, non è stato cioè un processo chiuso in sé stesso, ma un luogo innovativo ed identificativo per la città, abitabile, sempre aperto, attraversato da migliaia di persone, partecipato.

Il Valle ha scelto di mettere in atto pratiche politiche ed economiche alternative ai modelli gestionali ubiquitari non solo dei teatri: pratiche non verticali, non gerarchiche, fuori dalle logiche di profitto che dominano la nostra società – vincendo di fatto questa scommessa artistica politica sociale culturale. Nella stessa logica ha praticato una condivisione dei saperi ed una formazione aperta e permanente.3

Tutte pratiche che in definitiva sottendono un’idea di società, meno diseguale, in cui le persone e la collettività contano… con un ampio spazio di libertà ed autodeterminazione.

“…Questo è il senso di quello striscione che campeggia ora davanti al teatro, ora in platea, ora in galleria, dal giugno del 2011, ‘Com’è triste la prudenza’. La frase è del drammaturgo Rafael Spregelburd, e la sfida era simile: una battaglia di una nuova classe – quella degli artisti, dei lavoratori della cultura – nel trasformare un desiderio artistico in un modo diverso di vedere il mondo. La sensibilità di una narrazione del contemporaneo che si lancia a immaginare nuovi modelli gestionali… Si tratta di capire non cosa accadrà al Valle, ma cosa accadrà a noi”.4

Per questo il Valle è anche salutare!

Per tutte queste ragioni sosteniamo la Fondazione Teatro Valle Bene Comune e chiediamo che questa esperienza continui!

 

Medici Senza Camice – Roma

     Centro Studi e Ricerche in Salute Internazionale e Interculturale – Università di Bologna

     Centro Sperimentale per la Promozione della Salute e l’Educazione Sanitaria – Università di Perugia

     People’s Health Movement – Italy5

 

 


 

1 La Euro­pean Cul­tu­ral Foun­da­tion, tra gli altri, ha asse­gnato al Teatro Valle il pre­sti­gioso pre­mio Prin­cess Mar­griet Award 2014, men­tre il Zen­trum fur Kunst und Medien­technologie (ZKM) di Kar­lsruhe ha dedi­cato a que­sta espe­rienza uno spa­zio in una recente mostra inter­na­zio­nale dedi­cata ai movi­menti sociali nel mondo.

2 http://www.who.int/healthpromotion/conferences/previous/ottawa/en/

http://www.cooperazioneallosviluppo.esteri.it/pdgcs/italiano/speciali/sanita/Pdf/CartaOttawa.pdf

https://www.youtube.com/watch?v=35ZGgFr045s&list=UU7s_4rIy53JqQOsHuZk6cGg

http://www.minimaetmoralia.it/wp/e-finito-il-valle/

http://www.saluteinternazionale.info/2014/07/formazione-e-attivismo-in-salute-lesperienza-dellinternational-peoples-health-university/

 

Solidarietà ai migranti, chiusura immediata di tutti i CIE

Comunicato del 28 Dicembre 2013

In questi giorni stiamo assistendo alla protesta esasperata di un gruppo di migranti all’interno di un Centro d’identificazione ed espulsione di Roma. L’ennesima protesta dei migranti, costretta ad assumere forme estreme di autolesionismo, unica modalità per richiamare l’attenzione e costringere le autorità, tramite la pressione mediatica, all’ascolto.

Le bocche cucite gridano le condizioni disumane in cui sono costretti a vivere i migranti in Italia, nelle diverse fasi della loro permanenza nel nostro Paese, sia istituzionalizzate, dai centri di accoglienza ai CIE, sia non istituzionalizzate, quali le soluzioni abitative improvvisate e fatiscenti. Le bocche cucite gridano il diritto a essere considerati esseri umani, qualunque sia il motivo del viaggio che faticosamente e a rischio della vita porta a cambiare continente.

I Centri di Identificazione ed Espulsione (CIE) rappresentano un limbo istituzionale, dove si verificano quotidianamente violazioni dei più elementari diritti umani e sono una vergogna non più tollerabile.
Invitiamo a far riferimento in tal senso al rapporto Arcipelago CIE  redatto dall’Associazione “Medici per i Diritti Umani”, che evidenzia come “situazioni inumane e degradanti all’interno di queste strutture non siano episodi sporadici, comunque inaccettabili, ma pratiche e condizioni oggettive frequenti e perduranti”.

Le bocche cucite gridano tutto ciò in silenzio. Riteniamo che sia arrivato il momento di ascoltare.
Facciamo appello all’iniziativa di cittadini e organizzazioni perché si sostenga con solidarietà questa protesta straziante, e a tutte le istituzioni politiche e giuridiche chiedendo la chiusura immediata di tutti i CIE e una profonda ridefinizione delle norme sull’immigrazione in Italia, rifondando le politiche migratorie del nostro Paese verso il rispetto dei diritti umani e dell’accoglienza.
Chiediamo altresì che le donne e gli uomini attualmente reclusi nei CIE non vengano espulsi ma liberati e che sia loro consentito di vivere nel nostro Paese in condizioni di dignità e libertà.

Organizations- Groups – Associations joining the call:
People’s Health Movement Europe, Medici Senza Camice (Roma), Centro di Salute Internazionale (Bologna), Osservatorio Italiano sulla Salute Globale, Società Italiana di Medicina delle Migrazioni, Rete Italiana per l’Insegnamento della Salute Globale, Associazione Cittadini del Mondo (Roma), Laboratorio Itinerante della Decrescita (Roma), Ciclofficina Gazometro (Roma), Aps Garibaldi 101 (Napoli), Link – Coordinamento Universitario, Gruppo AUGH – Autoformazione in Global Health (Perugia), Segretariato Italiano Studenti in Medicina in Medicina

Chiunque voglia unirsi all’appello scriva a medicisenzacamice@gmail.com